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PROGETTO “ARCIPELAGO” 

INTRODUZIONE 

Il Progetto “Arcipelago” nasce nel 2010 ed è frutto della collaborazione tra: Ass.  ABC onlus e Comune di Biella, con la finalità di gestire il disagio e contrastare la  dispersione scolastica per perseguire il disagio sociale e famigliare, sostenere le difficoltà  scolastiche, contrastare la povertà educativa e promuovere le risorse personali dei  ragazzi.  

La metodologia sperimentale, dopo dieci anni di esperienza sul campo nel supporto  al disagio psico-relazionale ed educativo, si caratterizza per innovatività ed efficacia, per  rimuovere gli ostacoli di natura sociale e culturale che possono impedire la piena fruizione  dei processi educativi da parte dei minori e per favorire il loro sviluppo e la crescita in  termini armonici.  

Le finalità e la metodologia dell’intervento sono coerenti con le Indicazioni nazionali  per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 del  Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (M.I.U.R) secondo cui:  

Le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano  alla famiglia e agli ambiti sociali. La definizione e la realizzazione delle strategie educative e  didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua  articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e  di formazione. (….) In questa prospettiva ogni scuola pone particolare attenzione ai processi di  apprendimento di tutti gli alunni e di ciascuno di essi, li accompagna nell’elaborare il senso della  propria esperienza, promuove la pratica consapevole della cittadinanza”.  

Inoltre il progetto è in sintonia con quanto annunciato dal Miur nell’ambito della  “buona scuola” rispetto alla promozione di accordi di rete con le varie istituzioni scolastiche  e le associazioni e realtà operanti sul territorio, per il raggiungimento delle finalità  istituzionali. Si individua tra gli obiettivi prioritari “la valorizzazione della scuola intesa come  comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le  famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese”. 

E’ evidente che per il nostro territorio è strategico intraprendere percorsi educativi e  sociali che sostengano le difficoltà presenti all’interno dei nuclei famigliari in collaborazione  con le risorse scolastiche facendo convergere e indirizzare le potenzialità professionali e  comunitarie per una corresponsabilità educativa che sappia rispondere, attraverso una  visione complessa, ai bisogni presenti sia in termini sociali che rispetto a quelli legati alla  ricerca di senso.

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “ARCIPELAGO ” 

PREMESSA  

In questi tempi difficili si sente spesso parlare di “disagio”, di “crisi”, soprattutto in  questi ultimi anni, ormai ad ogni livello con una diffusione a cerchi concentrici che  coinvolge tutti, singoli e comunità, e che interessa ormai ogni settore. Nonostante la deriva  individualista della società, i tanti conflitti (personali, famigliari, sociali), le tante povertà  (assolute, istituzionali, valoriali, culturali, relazionali), la coscienza isolata e ammalata di  tante persone che per diversi motivi soffrono, le difficoltà relazionali….ecc. ogni giorno  lavoriamo a fianco di bambini, ragazzi, giovani, genitori, famiglie, insegnanti, istituzioni,  cercando di cogliere e di svelare la bellezza e le risorse (anche minime) che  permangono in loro. Al di là del dolore, della fatica, del profondo disagio rimane la fiducia  nelle tante possibilità delle persone e nella potenzialità di cambiamenti virtuosi e verso il  bene. Questo percorso di accoglienza e di accompagnamento, che rappresenta il nostro  lavoro, è svolto attraverso azioni concrete, a partire dalla situazione reale, con una precisa  progettualità che, anche attraverso una gestione delicata della crescente complessità,  trova le strade per una risoluzione efficace.  

In questo orizzonte di consapevolezza ideale e di esperienza si inserisce questo  progetto che è sintesi della nostra professionalità, del nostro metodo e del nostro lavoro.  Attività che svolgiamo con amore, dedizione e che ha una valenza sociale, politica e  sanitaria, in quanto vediamo costantemente i risultati in termini di risoluzione dei problemi,  di cambiamento, di sollievo dalla sofferenza, di rimotivazione, di benessere personale, di  guarigione nella forma più ampia e profonda del termine per cui, a volte, permangono le  fatiche ma sono sostenute e governate con equilibrio e consapevolezza.  

FINALITÀ 

Il progetto “Arcipelago“ si inserisce nell’orizzonte di un intervento, volto alla  promozione della “formazione” e dello “sviluppo della persona”, e si riferisce all’azione di  prevenzione del disagio e di promozione del benessere psicosociale in un’ottica di  collaborazione e di rete con il contesto in cui si svolgono le attività e con le risorse del  territorio. 

Frequentemente la parola “disagio” è abbinata a diversi termini quali: giovani, famiglia,  scuola, scolastico, sociale. Sono forme di malessere molto appariscenti, visibili, che fanno  notizia e che per questo hanno una rilevanza a livello pubblico. Accanto a questo  fenomeno “rumoroso” esiste una forma di disagio con una voce più flebile, a volte  confuso, poco chiaro, a volte relegato ad un ambito privato (famiglia, insegnanti) che si  tende a tenerlo nell’ombra o a sottovalutarlo nella speranza che si risolva da sé,  magicamente. É il disagio emotivo-relazionale, e poi comportamentale, che non ha una  rilevanza clinica pur segnalando la presenza di una sofferenza. Tale difficoltà, talvolta  derivante anche da patologie o da disturbi, anche di apprendimento (pur chiaramente  identificati), esiste e si esprime poi con forza coinvolgendo inevitabilmente i genitori, gli  insegnanti e vari operatori professionalmente coinvolti in diverse attività.

Il progetto che presentiamo vuole dare ascolto, affrontare e alleviare questo disagio che  diventa triplice: quello dei ragazzi, che colpisce e fa soffrire direttamente loro e che può  essere un problema di origine biologica, psicologica o relazionale; quello scolastico che si  presenta quando il disagio dei ragazzi, che sono nel ruolo di studenti, viene a contatto con  il contesto scolastico; e quello educativo, che è inerente al problema degli insegnanti e dei  genitori di fronte al malessere-problema dei ragazzi di cui si debbono occupare. 

La finalità principale, una volta identificata la questione, è di trovare la strada per  dissolvere il disagio e, se non è possibile, di alleviarlo, mettendo in campo le risorse  educative presenti, personali ed istituzionali in un’ottica risolutiva e preventiva, per il  maggior benessere di tutte le persone coinvolte. La crescita umana e civile dei ragazzi  non può che esplicitarsi attraverso un lavoro coordinato tra istituzione scolastica, famiglie  e operatori del territorio impegnati in progetti che, in quanto adulti responsabili,  condividano le stesse finalità educative. 

METODOLOGIA, OBIETTIVI E ATTIVITA’  

Considerata la complessità e la multifattorialità del disagio occorre disporre, su vari  livelli, di una visione teorica e metodologica ampia, sistemica e personale. In particolare il campo di intervento e l’attività svolta sono orientati ad accompagnare i  soggetti che soffrono per questo disagio: gli studenti in primis e in parallelo gli insegnanti e i genitori che hanno un ruolo imprescindibile nella crescita dei ragazzi, in collaborazione  con le risorse del territorio. 

Il contesto ideale in cui lavorare è la scuola, luogo di convivenza e collaborazione dei  diversi protagonisti del progetto, luogo di emersione, rappresentazione e mantenimento  dei diversi disagi ma, soprattutto, risorsa straordinaria non soltanto per “alleviare” il  malessere che vi si manifesta, ma soprattutto perché è un ambito unico per attività di  prevenzione e di promozione del benessere e della salute integrale dei ragazzi.  

La prospettiva da adottare è di tipo circolare e sistemico. La persona può essere  definita come un sistema relazionale armonico e dinamico composto da un’unità e da un  governo di diverse parti interne su cui interagiscono fattori genetici, psicologici, affettivi,  socio-ambientali, culturali. Attorno a questo sistema personale, che si manifesta con  molteplici caratteristiche, si colloca il microsistema dell’ambiente di vita e delle relazioni  personali che è collegato, e su cui influisce, il macrosistema delle istituzioni e delle  tradizioni culturali.  

Ogni elemento in modo tacito o esplicito interagisce e influisce sull’altro ed è in  costante relazione. Il tipo e la qualità delle relazioni e delle comunicazioni influenzano il  funzionamento della persona con se stessa, con gli altri e con il mondo. Questo ci porta a  comprendere come una situazione di disagio e di disagio scolastico non sia da trattare  come problema dell’alunno ma come una condizione di difficoltà di tutti i componenti  del sistema di cui il ragazzo è parte. Allo stesso modo la risoluzione del disagio implica la  messa in campo delle risorse dei soggetti implicati disponibili, in una dinamica importante  perché le potenzialità, le risorse dei singoli condivise, armonizzate e orientate  strategicamente, sono infinitamente maggiori rispetto al problema, anche in situazioni  molto gravi. 

Vogliamo sottolineare che la complessità dell’impianto metodologico si dovrà  conciliare con le effettive possibilità delle esigenze progettuali e delle condizioni reali; 

questo significa, ovviamente, dover essere flessibili nell’adattare parti nel metodo alle  diverse situazioni. La cornice di riferimento è sempre la stessa, sono le azioni a dover  essere calibrate sulla realtà anche per elementi parziali e graduali, questo sia per motivi  organizzativi, gestionali e progettuali, sia per i vincoli di tempo e risorse, che per rispettare  la delicatezza delle situazioni e un ordine di priorità. 

Alla luce di questa cornice paradigmatica, in pratica, e su ogni sistema  (personale/relazionale-ambientale/istituzionale-culturale), si procede su due dimensioni:  l’intervento psico-pedagogico e il lavoro di rete. 

Per quanto riguarda l’intervento psico-pedagogico è fondamentale la dimensione  relazionale, incardinata su una profonda e amorevole fiducia nella persona, e la  partecipazione attiva (il più possibile integrale e coerente per quanto riguarda degli  operatori). 

Fondamentali risultano essere queste prassi metodologiche:  

• il prendersi cura dei ragazzi, individualmente e in piccoli gruppi, (con particolare  attenzione alle situazioni di disagio), promuovendo l’integrazione, il recupero  scolastico, lo “stare bene” a scuola, attraverso un percorso di accompagnamento e  di crescita personale e di tutoraggio;  

• promuovere la scoperta e il riconoscimento delle risorse personali, delle proprie  qualità; 

• un’approfondita analisi dei bisogni e per una definizione dell’intervento partecipata  con i soggetti interessati; 

• favorire il potenziamento delle abilità sociali (relazionali, di riconoscimento del  contesto);  

• aumentare la consapevolezza e la coscienza di sé e si quanto è presente, della  situazione nel suo complesso;  

• promuovere il discernimento e intraprendere strategie più appropriate per affrontare  i problemi a partire dalla situazione di insuccesso scolastico;  

• l’accoglienza, che prevede innanzitutto fare spazio dentro di sé e capacità di  accogliere e attraversare la sofferenza dell’altro in qualunque forma si manifesti  (atteggiamenti e comportamenti di rabbia, frustrazione, tristezza…)  

• l’ascolto delle diverse parti di noi, spesso trascurate; 

• il riconoscimento, la possibile regolazione e l’elaborazione degli stati affettivi ed  emotivi.  

• il sostegno psicologico e/o pedagogico (quando possibile) e relazionale (in quanto  adulti che si prendono cura dei più piccoli, non solo professionalmente);  • l’elaborazione di significati e l’attribuzione di senso in riferimento ai vissuti, ai fatti e  ai contesti;  

• favorire e promuovere la ricerca di soluzioni 

• sostenere un’attività di costruzione e di consolidamento di una rete cooperativa tra  le persone coinvolte. 

Quest’ottica multi-fattoriale vede il coinvolgimento, quando possibile, dei diversi  attori sociali che ruotano attorno ai ragazzi, per un coordinamento delle azioni e dei  processi relazionali utili ad attivare le risorse necessarie all’accompagnamento, in  particolar modo nelle situazioni difficili per la risoluzione delle stesse. 

Per quanto riguarda il lavoro di rete, di tutte le risorse disponibili istituzionali, della  scuola, della famiglia (o, come spesso avviene in questi casi, di coloro ai quali è affidata  la responsabilità della crescita dei ragazzi), dei servizi e del territorio, si vuole fornire al  giovane un supporto ed un aiuto globale e coordinato dei soggetti coinvolti e che possono  essere utili all’intervento, e si vuole, anche parzialmente, in parallelo favorire la  cooperazione e il dialogo tra gli insegnanti, i genitori, i servizi e le agenzie del territorio e  del volontariato impegnate nella prevenzione del disagio.  

In ogni relazione, in ogni aspetto degli interventi, si attua lo stesso stile e metodo di  rapporto interpersonale proposto ai ragazzi. Riteniamo di particolare importanza la  cooperazione con i docenti da attuarsi sia a livello individuale, sia attraverso l’eventuale  partecipazione degli operatori del progetto ai consigli di classe.  

I principali elementi metodologici, a questo livello, che renderanno partecipato e  costruttivo l’intervento sono:  

▪ l’attenzione e l’ascolto costante per i diversi soggetti coinvolti; 

▪ il riconoscimento delle risorse professionali e personali presenti; 

▪ l’ascolto dei bisogni, delle esigenze, delle richieste esplicite e implicite; ▪ l’osservazione e il riconoscimento delle rappresentazioni, dei vissuti e delle  prassi attuate;  

▪ la comunicazione, il passaggio di informazioni ed il confronto; 

▪ il valorizzare l’aspetto relazionale di ogni singola fase; 

▪ favorire la collaborazione e la cooperazione tra i soggetti coinvolti;  ▪ il confronto di diversi punti di vista per la costruzione di rappresentazioni  condivise;  

▪ la definizione di obiettivi comuni e di strategie per raggiungerli;  

▪ il discernimento tra azioni virtuose (evolutive) e quelle che contrastano i  processi evolutivi; 

▪ la condivisione, in una continua ricerca, di significati; 

▪ la valutazione e l’elaborazione dei processi relazionali, psicopedagogici e  delle azioni svolte; 

Anche in questo ambito di intervento il modello applicato permette di operare su più  livelli, in particolare su un piano di micro rete, che ruota attorno alle specifiche situazioni  seguite, e di Macro rete, che implica un coinvolgimento più ampio di soggetti che si  collocano ad un livello più generale di relazione per l’attuazione del progetto. 

Per quanto riguarda la micro rete ci si riferisce al coinvolgimento, rispetto ai singoli  casi: dei dirigenti e degli insegnanti della scuola, delle famiglie (genitori o/e coloro ai quali  è affidata la responsabilità della crescita dei ragazzi) e delle agenzie socio-educative  istituzionali e private del territorio, che a vario titolo partecipano o possono essere utili  all’intervento. In questo modo si vuole fornire al giovane un supporto ed un aiuto globale e  coordinato di tutti i soggetti coinvolti.  

Il progetto Arcipelago è l’attuazione diretta di questa prassi metodologica.  

Per quanto riguarda la Macro rete l’obiettivo è quello di considerare ed  eventualmente contattare le istituzioni, le associazioni, i gruppi e tutti gli altri referenti  possibili, su un piano più ampio, che già agiscono nell’ambito della prevenzione,  dell’educazione alla salute, dell’orientamento, del disagio giovanile, oppure i soggetti che,  non sono ancora direttamente impegnati ma che potrebbero condividere le finalità e la  metodologia del progetto, presenti sul territorio locale o nazionale. 

Ribadiamo ancora che l’ottica in cui ci si pone è di tipo multi-fattoriale e policentrica,  che tiene conto della complessità delle variabili che si vengono ad attivare e delle modalità  sempre specifiche e soggettive con cui si intersecano, influenzano e manifestano e che,  così come considera il disagio come un problema non solo del singolo individuo, bensì  una condizione che appartiene all’intero sistema di vita in cui il ragazzo è inserito ( gruppo  classe, scuola, famiglia, extra scuola), allo stesso modo prevede che la risoluzione dei  problemi implica la messa in campo delle risorse e delle qualità di ciascuno dei  protagonisti, in un patto di corresponsabilità personale e sociale. 

Rispetto alle attività, l’attuazione del progetto prevede diverse fasi, le principali (in  quanto ciascuna racchiude molte sub-fasi), che come è evidente dall’impostazione  metodologica, a volte, si sovrappongono e si intrecciano o si susseguono, sono le  seguenti:  

❖ Mappatura dei bisogni delle scuole  

❖ Programmazione degli interventi e pianificazione dei tempi e dei luoghi dell’attività ❖ Individuazione e selezione dei ragazzi che più hanno bisogno del progetto  ❖ Informazione e coinvolgimento delle famiglie 

❖ Costituzione dei gruppi di studenti 

❖ Attività in piccoli gruppi 

❖ Lavoro di rete  

❖ Attività individualizzata (al bisogno) 

❖ Valutazione (ex ante, in itinere; a conclusione di momenti significativi; finale)

Iniziato il progetto i singoli interventi, si svolgeranno in autonomia nelle particolari  specificità, ma saranno collegate, grazie al lavoro di coordinamento e di comunicazione  necessaria alla complessità del sistema e per la metodologia seguita. Questo sempre in relazione alla disponibilità oraria e alle risorse reali.  

Prioritariamente si provvederà al coinvolgimento degli insegnanti (referenti del  progetto) e della dirigente per una fase di co-progettazione per una specifica  programmazione degli interventi, per la costruzione di un livello di coordinamento tecnico  per un efficiente rilevamento dei bisogni, per una pianificazione delle risorse a  disposizione nei vari specifici ambiti e per un’efficace valutazione. In parallelo, su  segnalazione degli insegnanti, dei Servizi Sociali, delle famiglie e della rete del territorio, si  provvederà alla formazione e alla presa in carico di ragazzi in piccoli gruppi. Al bisogno e  in situazioni specifiche si lavorerà individualmente, non in piccolo gruppo, dedicando  alcuni momenti ai singoli ragazzi in maggiore difficoltà. 

Gli incontri di gruppo in accordo con gli insegnanti e la dirigente si svolgeranno a  scuola (durante l’orario scolastico mattutino) attraverso un incontro settimanale di una o  due ore, con attività di rimotivazione, di orientamento, di studio, di supporto nelle diverse  materie o nei compiti, di tutoraggio e di accompagnamento.  

La valutazione, a cui si dedicherà un paragrafo, è inserita tra le attività perché  elemento costante di lavoro ed elaborazione con i ragazzi.  

 Gli obiettivi del progetto, traendo spunti dall’approccio della psicologia cognitiva,  dall’animazione sociale e dalla pedagogia sociale, possono essere suddivisi rispetto ai  principali referenti e soggetti attivi nelle attività: ragazzi seguiti, famiglie, insegnanti,  volontari, territorio e rete.  

Ragazzi seguiti e famiglie:  

▪ Prevenzione e riduzione del disagio individuale 

▪ Prendere in carico i ragazzi in piccolo gruppo, con particolare attenzione a chi è in  difficoltà, e rispondere alle possibili richieste di aiuto nel corso dell’intero anno  scolastico. 

▪ Attività di mediazione tra alunno e insegnante quando necessario. ▪ Sostegno individuale e accompagnamento personale in momenti difficili. ▪ Sostegno scolastico (recupero scolastico, metodologia e organizzazione dello  studio..). 

▪ Mediazione con i famigliari nei tempi e nelle modalità possibili. 

▪ Coinvolgimento e sostegno ai genitori soprattutto su tematiche educative (quando  disponibili e se necessario o richiesto). 

▪ Mediazione scuola – famiglia (al bisogno). 

▪ Mediazione con i ragazzi.  

▪ Riconoscimento e consapevolezza da parte dei ragazzi delle proprie capacità,   risorse, competenze. 

▪ Consapevolezza dei limiti e delle fragilità personali. 

▪ Stimolazione della ricerca di soluzioni. 

▪ Riconoscimento e coscienza di sé, delle parti interiori, dei vissuti affettivi,   relazionali.  

▪ Potenziamento delle abilità sociali (relazionali e di riconoscimento del contesto). 

Insegnanti: 

▪ Coordinamento e programmazione degli interventi 

▪ Collaborazione con il corpo docente sul singolo caso. 

▪ Comunicazione, confronto, passaggio di informazioni e raccordo sulle azioni e  strategie educative intraprese. 

▪ Attività di mediazione tra insegnante e alunno. 

▪ Sostegno personale e riferito al ruolo educativo, quando richiesti.  Territorio e rete: 

▪ Favorire un livello di coordinamento tecnico per l’attuazione del progetto. ▪ Se necessario individuare e mettersi in rete con eventuali agenzie o enti in grado di  favorire il benessere dei singoli casi. 

▪ Quando necessario individuare e mettersi in rete con le agenzie o enti che già si  interessano al ragazzo preso in carico e al suo disagio. 

DESTINATARI DELL’INTERVENTO 

Il Progetto “Arcipelago” intende intervenire principalmente con ragazzi che  frequentano le scuole secondarie di primo grado. La fascia di età a cui sarà data  particolare attenzione è quella degli 11-15 anni (tenendo conto di chi è ripetente), periodo  in cui il disagio scolastico si manifesta in modo particolare con comportamenti e  problematiche più evidenti (sia tacite che esplicite) e in cui è l’intervento ai vari livelli può  portare alle migliori soluzioni. 

Il numero complessivo dei ragazzi seguiti, sarà di circa 10 ragazzi per scuola (il  numero effettivo sarà calibrato specificatamente in base alle ore a disposizione , alla  gravità delle situazioni e all’organizzazione dell’attività). 

Si sottolinea che oltre ai destinatari diretti, i ragazzi, i beneficiari saranno  prioritariamente i genitori e gli insegnanti, e tutte le persone interessate dal lavoro di rete.  In un processo a cerchi concentrici il numero dei beneficiari e delle persone attivamente  coinvolte dall’intero progetto, sale esponenzialmente anche soltanto ipotizzando un  coinvolgimento minimo, in termini quantitativi, dei genitori (un famigliare per ogni ragazzo)  e degli insegnanti (un insegnante prevalente per ogni ragazzo).  

Alla proposta progettuale di seguire i ragazzi, si aggiungeranno eventualmente tutti gli altri  soggetti, non soltanto della micro rete (specifica per ciascuna situazione seguita), ma della  macro rete (istituzionale e non) che a vari livelli collabora e si inserisce nel lavoro di rete  dell’intero progetto. In questo si può percepire la potenzialità dell’azione sociale insita nel  progetto, che tuttavia trova la sua forte valenza non nei numeri ma nella qualità del  metodo che supporta l’attività proposta. 

SISTEMA DI VALUTAZIONE  

Riteniamo fondamentale il sistema di valutazione come elemento non soltanto di verifica  degli obiettivi del progetto, ma come processo da effettuarsi prima delle attività (ex ante),  durante (in itinere) e a conclusione dell’intervento (ex post) per un’analisi del lavoro svolto 

finalizzato ad un miglioramento della qualità del servizio offerto in termini di efficacia,  efficienza, ricaduta sul territorio, e di qualità delle relazioni.  

La valutazione è uno sguardo interpretativo essenziale nella metodologia, è un processo  costante e trasversale del lavoro svolto, che ricade su tutti i soggetti coinvolti nel progetto,  a partire dagli operatori. È l’occasione per crescere in consapevolezza e riscoprire  elementi di qualità come anche dare significato a quanto avviene e, anche, a ciò che non  si era compreso.  

Ci baseremo sul modello di valutazione del progetto attuato in questi anni che prevede un  costante lavoro di programmazione e verifica settimanale sulle attività svolte; l’utilizzo di  supervisione sia sullo svolgimento dell’intero progetto, sia sui ragazzi. In particolare, nell’attività con i ragazzi gli ambiti da esplorare sono: il livello personale,  famigliare, scolastico (scuola-insegnanti-compagni), amicale e più generale (sportivo,  parrocchiale, altro). Con questa rappresentazione, che non è soltanto analitica ma di  elaborazione e di interpretazione dei significati si costruisce e visualizzano ipotesi e  progettualità personali e di progetto. 

Rientra tra gli strumenti di valutazione un questionario che, a fine progetto, viene  somministrato ai partecipanti per una complessiva analisi del percorso svolto e condiviso,  attraverso un confronto, in piccolo gruppo e con gli operatori in uno scambio che risulta  sempre molto arricchente e formativo.  

Appare, quindi, importante considerare alcuni aspetti del sistema di valutazione che  si intende adottare. Infatti è necessario monitorare costantemente l’andamento del  progetto sia su di un livello di risultato ma, soprattutto, in un’ottica di processo.  Considerando la focalizzazione di alcuni obiettivi specifici, così come effettuato nel  progetto, ne deriva che in tali casi alcuni strumenti di realizzazione rappresenteranno al  contempo validi supporti sui quali fondare una verifica. In tal senso ci si riferisce ad  esempio agli strumenti di rilevazione della partecipazione alle attività proposte da parte dei  destinatari del progetto. Del resto, anche gli incontri con gli insegnanti e quelli con le altre  figure della rete coinvolte rappresenteranno validi momenti per verificare la ricaduta degli  interventi adottati rispetto ai destinatari coinvolti e importanti stimoli per considerare e in  seguito strutturare le strategie necessarie. 

Il tentativo perseguito sarà quello di realizzare un sistema di valutazione fondato sul  collegamento con la realtà in cui si opera e con gli interlocutori coinvolti nella realizzazione  del progetto nelle sue diverse fasi, istituzionali e informali e nei diversi momenti di  attuazione. 

Di particolare rilevanza rivestiranno i momenti periodici di programmazione delle  attività condotti in équipe, non va poi tralasciato il costante collegamento con il referente  istituzionale, altro elemento che andrà ad arricchire lo scenario di valutazione e  supervisione generale e sui singoli casi, che permetterà anche in base a nuove esigenze  di ricalibrare il progetto. Peraltro ci si attiverà al fine di organizzare anche alcuni momenti  di valutazione supportata da figure a ciò preposte in alcune tappe strategiche di sviluppo  delle attività. 

COMPOSIZIONE DELLO STAFF 

Il gruppo di lavoro dell’Associazione “ABC onlus” comprende diverse professionalità  per un intervento integrato e completo nelle diverse attività. 

Lo staff operativo sarà composto da:  

un responsabile del progetto, che si occuperà di curare i rapporti con le istituzioni  pubbliche e private coinvolte, della supervisione e della valutazione; 

un coordinatore/supervisore che si occuperà più specificatamente  dell’organizzazione e del coordinamento dello staff e delle dinamiche interne; si occuperà  inoltre di incontrare l’equipe per affrontare i singoli casi e le dinamiche di gruppo; 

tre operatori impegnati nell’attività diretta con gli studenti e che si occuperanno degli aspetti psicopedagogici e di rete strutturando interventi di volta in volta orientati  all’attuazione del progetto; 

una volontaria, insegnante in pensione, che, seppur disponibile per poche ore, è  paragonabile, a tutti gli effetti, agli operatori per la lunga e consolidata esperienza come  referente del progetto negli anni precedenti e per l’alto profilo professionale che la  caratterizza.  

Inoltre si prevede la partecipazione, ad alcuni momenti dell’attività, delle educatrici professionali dell’Area minori del Settore Politiche Sociali del Comune di Biella, che fin  dalla nascita del progetto hanno collaborato attivamente all’intervento e rispetto a cui  sussiste un proficuo e costante confronto sulle situazioni di disagio e sulle persone prese  in carico che ci vedono impegnati in modo congiunto. 

 Infine, si auspica che gli stessi insegnanti, per la conoscenza diretta dei ragazzi,  si sentano parte del gruppo di lavoro e collaborino attivamente con la loro professionalità  al progetto.  

DURATA DEL PROGETTO  

Il progetto si svolgerà complessivamente nell’anno scolastico 2023/2024. A partire  dal mese di Novembre sarà possibile avviare le fasi del progetto di programmazione e  pianificazione degli interventi, di individuazione dei ragazzi e di coinvolgimento dei genitori,  e di costituzione dei gruppi. La partenza delle attività con i ragazzi dipenderà dalla  tempistica del lavoro di organizzazione svolto che deve tener conto di tempi tecnici  istituzionali della scuola. Il lavoro di rete, gli interventi individualizzati si svolgeranno  durante tutto l’anno solare, le attività di gruppo o svolte a scuola, rispetteranno il  calendario scolastico.